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Turchese, l’azzurro di dicembre

Ha attirato lo sguardo dell'uomo nell'antichità e per molti popoli è diventata simbolo dell'Universo, del cielo, della benevolenza divina: nella tradizione, la pietra del mese di dicembre è la turchese, presente in molte parti del mondo e apprezzata fin da tempi remoti.

Le prime testimonianze sulle turchesi risalgono a migliaia di anni fa: il giacimento più antico di cui si hanno tracce si trova in Egitto, nel Sinai, e risale al 4000 a. C. circa. Nell'Antico Egitto le turchesi erano utilizzati come gioielli e amuleti di protezione, ma anche le civiltà precolombiane li impiegavano per decorare le maschere cerimoniali – a simboleggiare il cielo - o come moneta di scambio.

Plinio ne parla nella sua Naturalis Historia chiamandola “callaina”, da “bella pietra” in greco, e alcune opere d'arte di epoca romana sono ornate con turchesi. Il nome attuale probabilmente deriva dalla rotta che le pietre compivano per arrivare in Europa, dalla Persia attraverso la Turchia.

A catturare lo sguardo umano migliaia di anni fa probabilmente sono state proprio le stesse caratteristiche che ci affascinano oggi: il colore molto intenso e l'unicità di ciascuna pietra.

Ogni turchese infatti presenta una “matrice” formata da minerali come la pirite o composizioni rocciose come la limonite, che creano motivi differenti in ciascun esemplare. Anche il colore può variare: dall'azzurro acceso delle turchesi estratte negli Stati Uniti e in Messico, al blu chiaro tendente al verde delle pietre provenienti dalla Cina.

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