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L'oro 18KT e i suoi colori preziosi

Giallo, rosa, bianco... E basta? No: l'oro, il metallo prezioso che da secoli affascina il nostro sguardo, può avere tante tonalità, con sfumature anche molto diverse a seconda della mano e del gusto dell'orafo.

L'oro si trova allo stato nativo spesso accompagnato da una frazione d’argento, sotto forma di pepite, grani e pagliuzze nei depositi alluvionali. Più cresce la percentuale d’argento, meno intenso sarà il colore dell’oro. Nelle rocce metamorfiche è spesso associato al quarzo. È il metallo più duttile e più malleabile che si conosca. L’oro puro ha un colore giallo intenso ed è il più prezioso: un classico senza tempo, impiegato fin dall'antichità dai gioiellieri, soprattutto per gioielli lavorati con la tecnica della filigrana e della granulazione, per le quali è necessario che il metallo sia malleabile e duttile. Purtroppo il pregio della duttilità non porta alla durevolezza del gioiello.

Per questo motivo, affinchè sia lavorato come noi lo conosciamo, l'oro necessita di essere legato ad altri metalli che gli conferiscono maggiore resistenza. Tra i vari metalli che vengono legati con l’oro troviamo l’argento, il rame, il nichel. Combinati in varie percentuali, aiutano a donare ai nostri gioielli quelle colorazioni che vanno dal giallo, al rosè, al rosso, al bianco. A seconda del metallo prescelto e delle proporzioni tra le parti si possono ottenere sfumature differenti fra loro, quindi ogni orafo può imprimere il suo gusto estetico alle proprie creazioni anche con questo dettaglio.

L’oro bianco - legato ad argento, nichel, palladio - viene soprattutto utilizzato in gioielleria perché esalta il colore delle pietre preziose e del diamante. Il colore dell’oro bianco come lo conosciamo non è dovuto solo alla lega con metalli bianchi, bensì ad un bagno finale di rodio che conferisce un’estrema lucentezza.

L’oro rosa e l’oro rosso, popolari nell'Ottocento e soprattutto in Russia, negli ultimi anni sono tornati alla ribalta: frutto di una lega contenente rame, cambiano tonalità e sfumatura a seconda delle proporzioni fra i due metalli. Alcuni gioiellieri inseriscono anche zinco per ottenere un colore più caldo, o argento per una tinta più fredda.

“Oro verde” può far pensare ad un'espressione metaforica, ma non è così. Noto già nell'antichità, infatti, l'oro verde è ottenuto aggiungendo argento e talvolta anche cadmio. Piuttosto raro ma molto apprezzato dagli appassionati, è davvero particolare e spesso viene abbinato a pietre preziose con le stesse tonalità.

Ma c'è anche l'oro blu, una lega di oro e di ferro. Un trattamento termico ossida gli atomi di ferro sulla superficie dell'oro e gli dona la colorazione azzurra. 

Tinte e sfumature che si possono tradurre in percentuali precise. Qualche esempio?

  • L'oro verde è composto al 75% d'oro, al 12,5% d'argento e al 12,5% di rame.
  • L'oro giallo è composto al 75% d'oro, al 12-7% d'argento e al 13-18% da rame.
  • L'oro rosa è normalmente composto dal 75% d'oro, al 6,5-5% d'argento e al 18,5-20% da rame.
  • L'oro rosso è composto al 75% d'oro, al 4,5% d'argento e al 20,5% di rame.
  • L'oro bianco da gioielleria è composto al 75% da oro, e al 25% da nichel, argento o palladio. Con la rodiatura, l'oro bianco è ricoperto da un fine strato di rodio, che sparisce per usura, con il tempo, restituendo un colore giallo all'oro.

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